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BLACKOUT— sostantivo, psicologia. Stato di sospensione in cui le normali capacità cognitive o creative risultano temporaneamente inaccessibili.
SCADENZA— sostantivo, gestione progetti. Data entro cui un progetto deve essere completato senza ulteriori proroghe.
29 Maggio 2026

“Salvato la vita” è una frase grossa. La uso lo stesso, con le virgolette, perché è la più onesta che ho.

Dentro Erotica non è solo un podcast su un album. È la cosa concreta che mi ha fatto capire che stavo tornando. Che il periodo peggiore stava finendo. Che ero ancora in grado di fare qualcosa che sentivo mio.

Il 29 maggio la notifica di Spotify ha detto: 1000 Ascolti e download. Non aspettavo quel numero. Perché “quasi” non ho fatto quel podcast.

Quasi.


L’album che non ho capito subito

Erotica è uscito nell’ottobre del 1992. Avevo 15 anni.

Non l’ho capito subito, ovviamente. Ma quell’album mi ha accompagnato negli anni in un modo che ho impiegato molto tempo a decifrare — e alla fine la decodifica era semplice: Erotica mi diceva che siamo più di una definizione. Che il desiderio non è una cosa sola, non è quella che ci hanno insegnato o che abbiamo imparato dall’esterno. È stratificato, contraddittorio, elaborato. È una declinazione nostra, specifica, non riducibile a una solo categoria. Esattamente come noi.

Per me, che stavo crescendo, cercando di capire chi fossi e come stessi al mondo, era un’informazione fondamentale perché non arrivava dalle conversazioni che si facevano allora. Arrivava da una donna che parlava di desiderio senza scusarsi, dentro suoni e immagini che non assomigliavano a nient’altro che esistesse in quel momento.

Non è strano che quell’album sia rimasto. È strano che io abbia impiegato così tanto a realizzarci qualcosa.


Il progetto che cresceva nella testa

Tutto è iniziato dentro Into the Night.

Era un format che amavo — notti di radio, Milano, un microfono, la città fuori che si riprendeva dal lockdown. A un certo punto avevo iniziato a ritagliare delle puntate speciali: non musica e basta, ma temi che mi stavano a cuore. Erotica era in cima a quella lista da sempre.

Sapevo già cosa volevo fare: raccontare le declinazioni dell’amore e del desiderio, seguire l’album come se fosse una mappa emotiva. Avevo il filo. Avevo il materiale. Avevo anche, però, la tendenza a farlo crescere nella testa ogni volta che ci tornavo sopra.

E più lo facevo crescere, più diventava difficile da maneggiare.

Ad ogni passaggio aggiungevo uno strato, lo rendevo più grande, più importante, più necessario. Fino al punto in cui era diventato talmente pieno di aspettative — mie, verso me stesso — che toccarlo sembrava rischioso. Come se realizzarlo fosse meno sicuro che tenerlo ancora lì, congelato, in attesa del momento giusto.

Il momento giusto non arrivò.

Into the Night non si chiuse di colpo. Si esaurì lentamente, come succede alle cose a cui non riesci più a dare quello che chiedono. Non era il format il problema — ero io, che stavo finendo le energie. E in quel vuoto che si stava aprendo, Erotica rimase dov’era. Sospeso. Sempre più irraggiungibile.

Quello che è venuto dopo sono stati due anni di blackout.

Non è una parola che uso per drammatizzare. Ma in buona sostanza è andata così: un periodo in cui i progetti che avevo in testa rimanevano lì. Fermi. Perché mancava l’energia mentale per iniziare, portare avanti, creare, concludere.

E ogni progetto che non partiva diventava una conferma di quello che consideravo un “fallimento” personale da aggiungere a una lista che credevo ormai mi identificasse.


Tre ottobre persi

Erotica venne pubblicato in Ottobre. E nella mia testa, ogni Ottobre era diventato la scadenza simbolica per lanciare il mio progetto.

Ottobre 2021. Non successe.
Ottobre 2022. Non successe.
Ottobre 2023. Non successe.

Ogni anno arrivavo a quella data con un progetto che esisteva solo nella mia testa, e ogni anno la lasciavo passare. Con quel senso di colpa di chi sa di aver mancato qualcosa che aveva promesso a se stesso. E con il peso, silenzioso, che ne consegue.

Poi qualcosa ha iniziato a spostarsi.

Non è stato un momento preciso. Lentamente, nel modo in cui le cose migliorano quando migliorano davvero, senza grandi segnali. Stavo tornando a sentire che forse avrei potuto farcela.

E mentre si avvicinava ottobre, di nuovo, mi sono detto: adesso è il momento.

Non era più nemmeno un proposito ma un ultimatum: se non lo avessi fatto in quel momento preciso, non sarebbe mai più successo. E non potevo permettermelo.


Uscire dalla comfort zone

C’era anche un’altra cosa. Un podcast non era esattamente il mio mondo. Dovevo metterci la voce. I miei pensieri, esplicitati, registrati, buttati fuori. Espormi realmente in un momento in cui tutte le mie certezze erano state azzerate. Insomma dovevo, per l’ennesima volta, uscire dalla mia comfort zone.

Ma non ci ho pensato. Perché dentro di me sentivo che quello sarebbe stato il volano. L’unico modo concreto per uscire da uno stallo che non riguardava solo la creatività. Riguardava il riprendere possesso delle cose che mi rappresentavano. In generale. E lo dovevo fare attraverso il percorso più scomodo.

Più che travolto dall’entusiasmo, ero spinto da una determinazione cieca che mi ha fatto andare avanti anche quando sembrava che niente prendesse forma.

E così ho ritrovato le mie notti.

Quelle in cui sei dentro qualcosa e non vuoi smettere, perché più che concludere, non vuoi lasciar andare. Modificare due secondi di audio sbagliati che probabilmente sentivo solo io. Lavorare su una grafica non perfettamente centrata finché non tagliata al millimetro. Trovare la piattaforma giusta che ospitasse tutti i livelli di quello che volevo fare, senza costringermi dentro un formato non mio.

In quel momento il raggiungimento della perfezione coincideva con rimanere fedeli nel guardare quello che hai fatto e dire: sì, sei esattamente quello che volevo.

Quella cura mi stava ridando la misura di me stesso perché anche il tempo dei compromessi era finito.


Il clic

E così, nel mezzo del processo, qualcosa ha fatto clic.

Tutti te lo dicono, quando attraversi un momento difficile: arriverà. È in buona fede ma in concreto per te, non significa niente perché non sai come arriva, non sai quando, non sai da dove. E mentre ci sei dentro, non è mai ben chiaro se ti stai dirigendo verso la luce o se te lo stai solo raccontando.

Lo capirai a ritroso, col senno di poi.

Però c’è sempre un elemento concreto che te lo segnala, che puoi indicare e dire: eccolo lì. Per me è stato capire che Dentro Erotica non stava diventando l’ennesima occasione mancata.

Non era solo il podcast che prendeva forma. C’era la prova che ero ancora in grado di dargliela, una forma. Che potevo ancora riconoscere il mio lavoro e dirgli: sei quello giusto. Sei mio.

Ma prima di tutto è stato quello: non mancare una scadenza. La mia. Per la prima volta dopo anni.

E così, nel tempo, Dentro è diventato un format che ora sta crescendo su altri album. È diventato una lettura del pop completamente mia, forse più di qualsiasi altra cosa che abbia fatto.

1000 ascolti non erano il numero che aspettavo ma sono il numero che mi ha detto che valeva la pena non aspettare più.

Dentro Erotica — 1000 ascolti su Spotify