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Nel mini film di Confessions II, Madonna apre il suo archivio iconografico.
E mentre si autocita, restituisce dignità agli artisti
che il mondo aveva affondato.

Apertura.

Una sedia.
Iconica.
Open Your Heart.

Non siamo davanti a un video promozionale. Stiamo per ricordare tutto.

La scena si dissolve in un cosmo. Madonna fluttua, enorme, nella galassia di God Is a Woman. Ariana Grande aveva ospitato la sua voce in quel video — adesso lei abita il suo universo. Uno scambio che si era aperto, e ora si chiude. Sotto di lei, donne. Una luce che esce dall’interno del corpo. È il Drowned World Tour, 2001 — la grammatica è identica a quella stessa luce che si faceva strada dalla bocca dei ballerini appesi nell’oscurità, un istante prima che Frozen si aprisse in modo magistrale.

In macchina. Madonna guida fuori controllo, contromano verso il mondo. What It Feels Like for a Girl — stessa macchina, stessa donna, stessa velocità come unica risposta possibile per ribellarsi. E stesso schianto finale.

Appartamento. Un tavolo. Le ginocchiere. Il corpo che si muove in un modo riconoscibile: apertura del Re-Invention Tour, 2004. Esatti movimenti, esatta attitudine. Il tavolo come palco dentro il palco, le pose di Vogue cristallizzate in isometria.

Fuori, i flash dei paparazzi inseguono Madonna nel buio. Drowned World / Substitute for Love, ancora 2001.

La fama come cacciatore, Madonna come preda.

Qualcuno osserva la scena dal divano di casa mangiando una banana — è Debi Mazar, che cita se stessa in Deeper and Deeper, video che a sua volta rendeva omaggio ad Andy Warhol. Debi tornerà in versione reale e contemporanea tra poche scene.


julia

Flash forward. Folla. Julia Garner.

Madonna si trasforma in lei — o meglio, si cita attraverso di lei: tra Papa Don’t Preach ed Express Yourself, il look, la postura, l’attitudine. Madonna è la perenne candidata a interpretare se stessa in un film che non verrà mai realizzato. Julia ha inseguito quel ruolo per anni. Ma nessuna versione alternativa di Madonna è Madonna. Questo è il punto. Lo è sempre stato.

She’s not me and she never will be.

Entra Sabrina Carpenter. Il film cambia temperatura e diventa qualcos’altro: una squad, una coalizione, fronti che si formano. Bad Blood di Taylor Swift — quel video del 2015 con la guerra stilizzata, le fazioni, le donne che si scelgono e si contrappongono. Stesso schema, stesso finale: le due parti che si fronteggiano nell’ultimo frame. Zero coincidenze. È un dialogo tra due modi di essere potenti nella guerra del pop.


il bagno

Un bagno pubblico. Madonna entra, si asciuga davanti a un getto d’aria, e cambia: metamorfosi, immagine nuova. Cercasi Susan Disperatamente, 1985 — con l’abito blu in vinile azzurro della copertina di Ray of Light. Stesso bagno, stessa donna che si reinventava in un luogo non approvato, fuori dal perimetro della società benpensante. L’identità che si aggiusta dove tutti fingono di non guardare.

Poi si chiude dentro con degli uomini. George Michael — Outside, 1998, il video girato dopo l’arresto, il sesso come atto politico, come risposta al giudizio, come libertà urlata in un cesso di servizio. Il logo di Grindr come sigillo.

Davanti a uno specchio arriva Kate Moss, mentre Madonna pronuncia cocaine. E in quel momento la esorcizza. La libera. Kate ha portato quella lettera scarlatta per anni — la macchia mediatica, la caduta pubblica, la gogna dei tabloid che non perdonano. Madonna la prende, la mette in un frame, e quella parola da accusa diventa finzione pop. Le restituisce la dignità in un bagno pubblico. Nello stesso tipo di posto dove lei ha sempre costruito la sua.

everybody 1982 — 2003 — adesso

Sulle note di Danceteria, una cassetta passa di mano in mano. È il demo di Everybody — 1982, il primo singolo, l’inizio di tutto. Il ragazzo che la riceve indossa una t-shirt: Wanna Get Dirty.

Christina. I VMA del 2003, dove la camera ha tagliato l’Aguilera fuori dall’inquadratura nel momento del bacio con Britney, e il mondo ha ricordato solo metà della storia. Madonna lo sa. L’ha sempre saputo. E le consegna, idealmente, quella cassetta, quel 1982 — in una staffetta tra donne sopravvissute ai meccanismi dell’industria musicale.

Un gesto piccolo nel film.
Enorme nell’economia della cultura pop.

justify my love

Cambio di scena. La telecamera scorre nei corridoi — fluida, insidiosa, voyeuristica. Si affaccia dentro le stanze dalle porte socchiuse: coppie che si baciano, corpi che si cercano. Il look sadomaso è ancora lì, ma in versione cyber — aggiornato, non archiviato. Justify My Love, 1990, il video che MTV rifiutò di mandare in onda. Oggi circola su YouTube. I tempi cambiano. Lei resta.

La telecamera si ferma su un quadro. Madonna posa come nell’artwork di Confessions on a Dance Floor, 2005.

L’archivio si chiude.

Siamo pronti per il Capitolo 2.

POP VIBES: Dance and sing. Get up and do your thing. — Everybody, Madonna, 1982 ↗