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DADDY— sostantivo, slang dating/social. Uomo più maturo percepito come attraente, esperto, dotato di autorità o stabilità. Termine affettuoso e desiderante, ma sempre carico di una collocazione generazionale che pesa più della lusinga.
HEY DADDY— apertura, conversazioni. Formula con cui una persona apre una conversazione con un uomo che percepisce come più adulto.
1 Maggio 2026 — 06:30

Quando mi arriva un Hey daddy, la prima cosa che sento non è proprio un complimento.

In realtà, sì. Ma solo qualche secondo dopo e non è mai una lusinga “piena”.

Sarebbe comunque ipocrita negare il contrario…perché alla fine una persona più giovane mi ha notato, mi ha cercato, mi ha scritto. Ma sotto sotto, prima che quel complimento riesca ad appoggiarsi a terra, c’è sempre uno scatto difensivo.

Daddy, oltre ad essere un complimento, è una collocazione.

Un modo gentile con cui qualcuno mi dice di essersi accorto della distanza tra noi. Anagrafica, esperienziale, emotiva.

Daddy in sé stesso è carino e volendo anche sexy. Ma è pur sempre una categoria. E una categoria ti ricolloca. Che mi piaccia o meno, mi obbliga a riflettere.


Restare (dove sei)

Detto ciò, quando devo rispondere, sono sempre davanti ad un bivio.

Posso fingere che la distanza non esista. Abbassarmi a quel registro, accorciare le frasi, mettere le emoji giuste e far finta di parlare una lingua che non è esattamente la mia. È una modalità che ho provato ogni tanto, e mi ha sempre lasciato addosso la sensazione di essere uscito dalla mia stanza e di non sapere più dove fossi.

Oppure, posso rispondere dal “posto” in cui sono, restando dove sono, e lasciare a chi mi ha scritto il compito di riempire la distanza. Che è una posizione strafottente, lo so. Ma è anche l’unica che mi permette di non perdermi nel tentativo di essere riconosciuto.


La strafottenza e la paura

Il punto è che quella strafottenza non è mai onesta. Nasconde sempre un po’ di paura.

Di non essere più rilevante. Di non avere più lo stesso appeal. Di essere stato spostato, improvvisamente, da soggetto che decide ad oggetto dentro una categoria.


Attraversare (il ponte)

Comunque, tutta questa premessa era per arrivare al vero tema….

Bring Your Love, il nuovo singolo di Madonna Ft. Sabrina Carpenter, è la stessa cosa fatta canzone.

Madonna risponde a un Hey daddy universale mandato da una nuova generazione all’industria intera, e lo fa nel solo modo in cui chi è arrivato a un certo punto della propria storia può fare senza sembrare patetico: resta dove ha sempre vissuto.

Quel posto, quella stanza, per Madonna è la dance, lo è sempre stata. E là dentro la sua voce funziona ancora bene. Non deve mascherarsi (troppo), non deve inseguire un nuovo modo di comunicare.

Però chiama Sabrina, e lo fa con un motivo molto preciso.

Sabrina è il suo ponte. Sabrina è la voce che una generazione ascolta senza filtri. E Madonna, che non è scema, le presta la sua casa chiedendole in cambio l’accesso ad un canale a cui lei oggi, da sola, faticherebbe ad arrivare.

Io in questa mossa mi ci sono riconosciuto subito.

Perché quello che fa Madonna con Sabrina è esattamente quello che faccio io quando rispondo a un Hey daddy nel modo che credo giusto. Non vado io da nessuno. Chiedo che siano le persone a venire da me.


Bastare (a te stesso)

È una posizione che a venticinque anni avrei giudicato male e senza mezze misure. Oggi la trovo onesta.

Però, sempre per onestà, riconosco che c’è anche una versione eroica di come dovremmo gestire l’arrivo di un Hey daddy.

Bastare.

Avere abbastanza autorità e sicurezza della nostra storia da non aver bisogno di nessun ponte.

Ma per quanto possiamo sforzarci, ad un certo punto della nostra vita, capita di accorgersi che da soli non possiamo coprire più tutto.

E lo so che può sembrare una scusa da daddy, ma la verità è che i canali, le modalità, le energie sono cambiate. E non sempre hai voglia e tempo di imparare tutto da capo.

Allora chiami qualcuno. Chiami Sabrina, metaforicamente.

Chiami qualcuno che possa raccontare la tua storia in una lingua che tu non parli più con la stessa facilità.

È un compromesso con l’ego? Forse sì. È strategia? Anche.

Ad una certa età il confine tra le due cose diventa labile e le scelte non arrivano più sempre dal coraggio.

E posso dirlo per esperienza perché, sempre più spesso, mi capita di chiedere aiuto in posti dove un tempo sarei entrato da solo, sicuro che la mia presenza fosse un argomento sufficiente.

Quando ascolto Bring Your Love, sento Madonna fare lo stesso.