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JUSTIFY MY LOVE

Prima di Erotica, c’è stato un seme.

In questo episodio speciale di Dentro Erotica torniamo al 1990 per capire dove nasce davvero la rivoluzione: Justify My Love.

Pubblicata come inedito in The Immaculate Collection, questa canzone segna il primo vero strappo di Madonna con il pop rassicurante degli anni ’80. Un brano minimale, ipnotico, sussurrato, che introduce un nuovo linguaggio sonoro ed emotivo: il desiderio come diritto, il corpo come territorio autonomo, la vulnerabilità come forma di potere.

Un racconto del manifesto racchiuso nella frase “Poor is the man whose pleasures depend on the permission of another”, la tensione tra libertà e bisogno di conferma e il video censurato da MTV, che portò nel mainstream temi allora impensabili: fluidità sessuale, identità non binarie, erotismo politico.

Justify My Love non è solo una canzone: è il prologo di Erotica, la prima crepa nel sistema, il punto in cui Madonna smette di chiedere permesso.

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Contenuti Extra

VIDEO

Il video di “Justify My Love” fu girato nell’arco di tre giorni nel novembre 1990 all’Hotel Royal Monceau di Parigi. Fu diretto da Jean-Baptiste Mondino, che aveva già collaborato con Madonna dirigendo il video di “Open Your Heart”.

Nel video compaiono l’allora fidanzato di Madonna Tony Ward, le modelle Amanda Cazalet e Wallis Franken Montana, oltre a José Gutierez Xtravaganza, ballerino del Blond Ambition World Tour. Il video è un omaggio al film Bay of Angels (1963).

Per il video, Mondino trasformò le riprese in un’esperienza immersiva: l’intera troupe venne “rinchiusa” in un hotel per tre giorni e due notti, senza regole e senza possibilità di uscire. Fu affittato l’intero ultimo piano con quindici stanze, utilizzate anche come spazi per trucco e guardaroba. Non c’erano scadenze, a differenza di un video tradizionale. Mondino spiegò di non avere un vero copione, se non l’idea che Madonna arrivasse in hotel stanca e spezzata, per poi uscirne carica di energia.

Il regista raccontò che, alla fine, non riusciva più a distinguere ciò che era reale da ciò che era performato, poiché non seguivano una sceneggiatura. Descrisse le riprese come “molto silenziose, delicate”, ricordando che il gruppo passava il tempo parlando, ridendo, ascoltando musica e girando scene, andando a dormire quando era stanco. Il giorno della partenza, Mondino disse di essersi sentito spaesato, come se avesse vissuto un sogno più che una ripresa video. Nel 2013, durante una sessione di domande e risposte su Reddit, Madonna rivelò che Justify My Love era il suo video preferito da realizzare.

Il video era destinato a debuttare durante il weekend-evento Madonnathon su MTV, ma il network annunciò improvvisamente che non sarebbe stato trasmesso. Il 29 novembre 1990, Kurt Loder spiegò che le scene di sesso, intimità gay e lesbica, sadomasochismo e nudità femminile avevano portato alla decisione di censura.

MTV dichiarò di rispettare Madonna come artista, ma che “nella sua forma attuale, il video non era adatto alla rete”.

Il video venne comunque trasmesso integralmente su The Jukebox Network e successivamente su ABC Nightline, dove Madonna difese il clip come una “celebrazione del sesso”, criticando l’ipocrisia di una televisione che accettava la violenza ma censurava l’intimità consensuale. L’intervista divenne l’episodio più visto dell’anno per il programma.

Il video fu vietato anche in Canada su MuchMusic e MusiquePlus, ma trasmesso integralmente in speciali contestualizzati, mentre nel Regno Unito fu consentito solo dopo le 21. In Australia andò in onda senza restrizioni. Nel 2002 venne incluso in uno speciale di MTV2 sui video più controversi.

Dopo il bando, Madonna decise di pubblicarlo come video singolo commerciale, un’operazione senza precedenti negli Stati Uniti. Il VHS uscì il 7 dicembre 1990, raggiunse il numero due nella classifica Billboard dei video musicali, fu certificato quattro volte platino dalla RIAA e vendette oltre un milione di copie nel mondo, diventando il video singolo più venduto di sempre.

Nel Regno Unito ricevette un divieto ai minori di 18 anni; in Arabia Saudita circolò nel mercato nero.

Il video è stato incluso nella raccolta Celebration: The Video Collection (2009), in una versione parzialmente censurata.

 

LIVE 

Madonna eseguì “Justify My Love” per la prima volta durante il Girlie Show Tour del 1993, all’interno dell’encore del concerto. Per questa performance, la cantante e i suoi ballerini indossavano costumi d’epoca che prendevano esplicitamente in giro la moda vittoriana, mentre Madonna teneva in mano una lorgnette.

In seguito, “Justify My Love” venne utilizzata come interludio video durante l’MDNA Tour del 2012. Nella performance i ballerini indossavano maschere da Pierrot bianche che per sottolineare la perfetta sincronizzazione dei movimenti.  Il brano fu incluso nell’album live MDNA World Tour, pubblicato il 6 settembre 2013.

Elementi della canzone furono ripresi anche durante l’interludio “S.E.X.” del Rebel Heart Tour (2015–2016), con ballerini che si contorcevano su letti inermi alla gravità. Le esibizioni del 19 e 20 marzo 2016 all’Allphones Arena di Sydney furono registrate e pubblicate nel quinto album live di Madonna, Rebel Heart Tour.

Durante il Celebration Tour (2023–2024), “Justify My Love” venne presentata con una coreografia “in stile Busby Berkeley”: Madonna, vestita in lingerie e abiti bondage, si muoveva su un letto con una ballerina che indossava una gimp mask, simulando la masturbazione in una sequenza che richiamava il Blond Ambition World Tour.

REMIX 

“The Beast Within”, il remix più famoso di “Justify My Love” è incluso in alcune versioni del singolo. Influenzato musicalmente da sonorità mediorientali, il remix conservava solo il ritornello e alcune frasi del brano originale, mentre la maggior parte delle strofe veniva sostituita da passaggi tratti dal Libro dell’Apocalisse della Bibbia.

All’epoca, Madonna dichiarò a The Village Voice che “la bestia interiore” era Saddam Hussein e che il remix era ispirato all’imminente guerra in Medio Oriente, ovvero la Guerra del Golfo. Circa a un terzo dei sei minuti del brano, Madonna recita la frase: “I know your tribulation and your poverty and the slander of those who say that they are Jews, but they are not. They are a Synagogue of Satan”, che venne giudicata antisemita da alcune organizzazioni ebraiche.

Secondo il rabbino Abraham Cooper, vice-decano del Simon Wiesenthal Center di Los Angeles, “quando abbiamo visto quei versi è scattato un campanello d’allarme”, poiché “l’impatto di sentire quelle parole pronunciate dalla più grande icona culturale americana può diventare uno strumento potente nelle mani dei fanatici”. Cooper aggiunse: “L’antisemitismo è un problema reale oggi negli Stati Uniti e un’artista di successo come Madonna dovrebbe dimostrare una certa responsabilità su questi temi sociali”.

Cooper inviò una lettera al management della cantante, chiedendo inizialmente che il verso venisse rimosso dalla canzone. Madonna rimase apparentemente scioccata dalla polemica, definendo le accuse “ridicole” e affermando: “La gente può dire che sono un’esibizionista, ma nessuno potrà mai accusarmi di essere razzista”. In seguito chiarì che si trattava di “un commento sul male in generale”, aggiungendo: “La canzone, dopotutto, parla d’amore”.

Il remix “The Beast Within” venne utilizzato durante il The Girlie Show tour come interludio, con due ballerini uomini impegnati in una danza fatta di accoppiamenti mimati e colluttazioni, mentre Madonna, fuori scena, recitava i testi. Questa performance, registra il 19 novembre 1993 al Sydney Cricket Ground, fu pubblicata in VHS e LaserDisc il 26 aprile 1994 con il titolo The Girlie Show: Live Down Under.

“The Beast Within” venne anche utilizzato come introduzione video del Re-Invention World Tour del 2004. Le immagini mostravano sequenze tratte da X-STaTIC Pro=CeSS, la collaborazione tra Madonna e Steven Klein. Il materiale venne successivamente incluso nel documentario e album live del 2006 I’m Going to Tell You a Secret.

X-STaTIC Pro=CESS è un progetto espositivo in cui Madonna e Steven Klein superano il concetto di immagine di celebrità per costruire una performance visiva e sonora sospesa tra fotografia, video e installazione. Un lavoro apocalittico, carico di tensione religiosa ed erotica, che presenta Madonna come corpo, messaggero e campo di battaglia emotivo, in un’esperienza immersiva ispirata alla teatralità del Barocco e alla pittura caravaggesca.

Il numero di aprile di W Magazine dedicò 44 pagine alla collaborazione fotografica tra Madonna e Steven Klein.